Film sulla salute mentale

Il Codice Deontologico degli Psicologi (insieme delle regole di condotta che devono essere rispettate nell’esercizio dell’attività professionale), all’articolo 33, parla di colleganza. Il contenuto mi piace perché definisce il rapporto tra psicologi, caratterizzato da rispetto e appoggio reciproco, sulla base di valori e principi condivisi. Mi piace pensare che, nonostante ci siano tantissime differenti strade e specializzazioni possibili dopo l’abilitazione, insieme si possano creare progetti meravigliosi e utili per l’utenza.

Partendo da questi presupposti, insieme a sette colleghe psicologhe voglio consigliarti alcuni film che trattano tematiche legate alla salute mentale.
Sono tutti film che amiamo e che in qualche modo hanno a che fare con la nostra esperienza, professionale e/o personale. Speriamo ti piacciano e che possano esserti utili per avvicinarti in punta di piedi al mondo della psicologia.

 

FERDINANDO

– a cura della Dott.ssa Stefania Cipriani @l_ago_nel_pagliaio

Era il 2017 ed ero a Sevilla per Natale. Alla fermata del bus c’era un cartellone pubblicitario con su scritto “FERDINAND” ed un toro che mi guardava dritta negli occhi. Non mi faceva paura perché in quegli occhi leggevo tanta tenerezza e vulnerabilità. Ma come, un toro tenero e vulnerabile? Quando ho visto il film d’animazione ne ho avuto la conferma: Ferdinando è un vitello che, suo malgrado, si ritrova in un allevamento per tori da corrida; ma lui non ne vuole sapere di combattere, perché a lui piace saltellare fra i fiori e seguire i suoi sogni. Per questo gli altri tori lo prendono in giro, non lo capiscono, lo isolano. Lui non molla: riesce a scappare dall’allevamento e viene adottato da una famiglia di floricoltori ma, a causa di un rocambolesco equivoco, viene ritenuto pericoloso e riportato nell’allevamento dei tori da corrida. Sarà l’unico toro dell’allevamento a vincere la corrida e lo farà non utilizzando la violenza, ma un gesto gentile nei confronti del matador: il pubblico applaude e perfino il matador si arrende alla gentilezza. Ferdinando ci insegna che possiamo scegliere: possiamo scegliere di essere gentili con gli altri e con noi stessi, possiamo innaffiare i nostri sogni sicuri che nasceranno dei bellissimi fiori.

STORIA DI UN MATRIMONIO

– a cura della Dott.ssa Lucrezia Arienti @lapsicologa.lucrezia

Può un film sul divorzio essere considerato un film d’amore? Uscito nelle sale (e su Netflix) nel 2019, “Storia di un Matrimonio” è un film scritto e diretto da Noah Baumbach, pluricandidato agli Oscar 2020. Fin dalle prime scene, riusciamo ad introdurci nella vita familiare di Charlie (Adam Driver) e Nicole (Scarlett Johansson). Lui regista teatrale di successo, lei attrice in cerca di nuove opportunità. I due sono in piena crisi matrimoniale e tentano di risolvere i loro problemi di coppia, rivolgendosi ad un terapeuta. Il compito che gli viene dato è quello di scrivere su un foglio tutto ciò che all’uno piace dell’altro, e viceversa. Il film comincia, infatti, proprio con le parole dei due coniugi, accompagnate da un vortice di scenette familiari che mettono a dura prova lo spettatore, già affezionato ad entrambi e già consapevole della barca di sofferenza che i due dovranno affrontare. “Storia di un matrimonio” racconta con semplicità ed estrema delicatezza i dolorosi passi che porteranno la coppia a separarsi: avvocati, traslochi, litigi, tradimenti, pianti, dispetti, competizione. Il divorzio è spesso vissuto e rappresentato come un evento violento e crudele, anche qui non mancano le urla e le dita puntate contro (“ogni giorno mi sveglio sperando che tu sia morta!”). Eppure, al di là delle recriminazioni personali e delle lotte per l’affidamento del piccolo Henry, possiamo scorgere anche tenerezza e sincero dispiacere per le ferite inflitte all’Altro, che un tempo ci era così caro e che forse non smetterà mai di esserlo.

FINO ALL’OSSO

– a cura della Dott.ssa Noemi Bertinotti @in.equilibrio.dinamico

To the Bone. Fino all’osso. Titolo accurato.  Significa scavare e arrivare all’essenziale, alla struttura portante del corpo, scartando il superfluo, tutto ciò che non serve, tutto ciò che è fronzolo, orpello o addobbo. L’anoressia è questo. L’anoressia è netta e non parla la lingua delle sfumature, arriva dritta al punto, è selettiva e intransigente. È dura e cruda, è rigida e forte, è ferma e calcolatrice. L’anoressia è questo, o meglio è anche questo. Per quanto Noxon e gli attori siano stati capaci di “incarnare” corpi senza carne, di “dare vita” ad una malattia che troppo spesso è mortale, hanno inevitabilmente ricalcato gli aspetti più comuni con cui l’anoressia si esprime. Le persone anoressiche però non sono così, non si possono costringere in un’etichetta diagnostica. Ogni persona anoressica, prima di essere anoressica, è una persona con una storia di vita unica e peculiare. E quindi no, non si diventa anoressiche perché la nostra società promuove l’ostentazione della magrezza e l’emulazione di corpi filiformi ed eterei, né per il rapporto deficitario con i genitori o per la mancanza di figure di riferimento. Non c’è una sola ragione, né una ragione uguale per tutte. Di certo c’è soltanto la sofferenza: a volte celata, a volte rigettata all’esterno con violenza, ma presente e sottile, una sofferenza che intacca e rosicchia il rapporto con gli altri e con sé stessi. Fino all’osso, appunto. L’aggancio con la vita talvolta dipende soltanto dalla possibilità di fare esperienze di “nutrimento”, non solo in termini di cibo, ma di momenti e di emozioni vissuti “in carne ed ossa”.

RACCONTAMI DI UN GIORNO PERFETTO

– a cura della Dott.ssa Stefania De Fiore @lospecchiodellapsicologa

“Raccontami di un giorno perfetto”, il cui titolo originale è “All bright places”, è un film sulla salute mentale e sull’adolescenza, caratterizzato da una atmosfera molto profonda ed intensa. I due protagonisti sono Theodore e Violet, due adolescenti studenti del college dell’Indiana. A scuola Theodore viene chiamato “lo schizzato”, trascorre lunghi periodi in solitudine, isolandosi in posti in cui può sentirsi sé stesso e in cui può avvertire di avere il controllo; racconta di avere periodi di umore deflesso e difficoltà a verbalizzare il suo vissuto e a condividerlo con gli altri. La sorella di Violet è venuta a mancare da pochi mesi a causa di un incidente d’auto, da cui Violet è uscita indenne; l’esperienza dell’incidente la porterà a rifiutare con decisione di salire nuovamente su un’auto. Inizialmente diffidente, schiva e molto triste, grazie al rapporto con Theodore ritrova la luce, il suo sorriso e il divertimento tipico dell’adolescenza. Quando ho scelto di scrivere di questo film ho pensato che avrei parlato di suicidio e di morte, perché il film parla anche di questo. Tuttavia, è anche un film sulla cura e sulla speranza. Questo si evince dal bene reciproco che i due protagonisti fanno l’uno per l’altro, instaurando un rapporto basato sulla sincerità e sul supporto emotivo. Di questo film vi rimarrà di certo impresso moltissimo; non dimenticherò Theodore, con il suo mondo interiore di citazioni e pensieri, post-it appesi sulle pareti della sua stanza: “Sento che non possiamo attraversare ancora un altro di quei terribili periodi” è una delle sue citazioni preferite, rappresentativa di tutto il film.

JOKER

– a cura della Dott.ssa Gaia Vignali @gaiavignali_psicologa

Joker di Todd Philipps è un film che ha avuto un grande successo, soprattutto per la lente psicologica usata per raccontare le origini di questo personaggio, conosciutissimo per lo più per le sue imprese criminali nell’età adulta. In questo film ci ritroviamo di fronte ad un bambino, Arthur, maltrattato e non protetto neanche dalla propria figura genitoriale, portatrice a sua volta di una grande sofferenza mentale. Tra loro si instaura un rapporto fortissimo, ma non sano, come spesso accade in situazioni deprivate come quelle. Crescendo, Arthur non trova un proprio spazio nel mondo e nessuna persona che riesca a capirlo nella sua sofferenza. Sviluppa quindi un disturbo mentale che non viene riconosciuto da nessuno, ma che anzi è fonte di ulteriore scherno e maltrattamento. È tormentato continuamente da questi “pensieri solo negativi” e si rifugge in un mondo illusorio tutto suo. Non sente di esistere e non trova un senso in questa sua esistenza. Inizia a trovarla solo quando lascia un’impronta nel mondo, attraverso un pluriomicidio. È a quel punto che sviluppa una propria identità che sappiamo lo porterà ad essere il criminale più famoso e temuto della città. In questo film si evidenzia bene come un’infanzia fatta di trascuratezza e maltrattamenti possa influire sull’evoluzione della costruzione della personalità e dell’identità da adulti. Offre inoltre un messaggio importantissimo: sospendere il giudizio e offrire un ascolto reale all’altro. Come dice Arthur stesso alla sua terapeuta: “Lei non mi ascolta. Mi fa sempre le stesse domande: come va il lavoro, hai avuto pensieri negativi. Sono soltanto negativi, i miei pensieri”. Ascoltiamo allora di più.

IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE

– a cura della Dott.ssa Gabriella Maratea @gabriella_multipsi

In questo film viene raccontata la storia di Amélie, una giovane ragazza che vive a Parigi e lavora come cameriera. Da bambina nasce e cresce in una micro-cittadina francese, dove vive con i suoi genitori che, inconsapevoli, con le loro azioni la portano a vivere nella totale solitudine fisica ed emotiva. Così, alla piccola, che non ha contatti con nessuno, non resta che costruirsi un proprio mondo di fantasia, fatto di gesti e significati che non trovano il confronto con l’altr*. Amélie si muove in un universo tutto suo, parallelo, in una bolla protettiva ma fragile, che non tocca anima viva. Il tema della pellicola è la solitudine, nella quale la protagonista si adagia ma da cui vuole fuggire a piccoli passi, con i suoi tempi. La ragazza cercherà di posare il binocolo attraverso cui è abituata a guardare gli altri vivere, per imparare a sentirsi e sentire davvero. L’unico gesto possibile per rompere la bolla sarà proprio l’essere vista un po’ per volta e, anzi, accorgersi di non essere passata così inosservata come credeva. Il distacco nel quale ha vissuto per 23 anni svanirà nell’incontro con altre solitudini, capaci di guardarla e accettarla profondamente, per quello che è. Sarà grazie a loro che si riapproprierà di un’emotività autentica, che non ha trovato riscontro e voce quando era bambina. Il film non ha toni drammatici sebbene sia, effettivamente, drammatico. È piuttosto un dipinto semplice e quasi teatrale della straordinaria ordinarietà dell’essere umano, che può trovare solo nel riconoscimento e nell’amore dell’altr* la base per riconoscersi e amarsi.

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI

– a cura della Dott.ssa Maddalena Bitelli www.maddalenabitelli.it

Il film “Mio fratello rincorre i dinosauri” è tratto dall’omonimo libro di Giacomo (Jack) Mazzariol, voce narrante e co-protagonista della storia insieme a suo fratello Giovanni (Gio), affetto da sindrome di Down. Le tematiche a sfondo psicologico che emergono sono molteplici (es. disabilità, famiglia, rapporto tra fratelli, adolescenza). La storia inizia con il fatidico annuncio dell’arrivo di un fratellino, da parte dei genitori Mazzariol ai tre figli: sembra una banalità, ma questo è un momento importante e delicato per un bambino, che può far nascere insicurezze ed emozioni “negative” come la paura di non essere più al centro delle attenzioni di mamma e papà. È importante rendere partecipi i fratelli maggiori durante la gravidanza (es. scegliendo insieme il nome del nascituro). Un’altra tematica importante, soprattutto all’inizio del film, è quella delle aspettative di Jack rispetto al fratellino che sta arrivando: fin da subito, infatti, inizia a immaginare le innumerevoli avventure da condividere con Gio. Tali aspettative positive vengono involontariamente alimentate dai genitori nel momento in cui devono spiegare ai fratelli la disabilità del neonato. Anche questo è un momento fondamentale della storia, durante il quale le parole scelte hanno un peso non indifferente: la mamma e il papà raccontano che il fratellino è speciale, in quanto possiede un cromosoma in più. Le aspettative di Jack crescono ancora di più: pensa che Giovanni abbia dei super poteri! Purtroppo, nella convivenza con la disabilità di Gio, tali aspettative vengono deluse. Ovviamente, ed è importante sottolinearlo, non è colpa dei genitori. Da questo film emerge che non ci sono modi giusti o sbagliati di rapportarsi con la disabilità, nessuno nasce preparato ad affrontare la vita con un bambino disabile, può capitare di fare degli errori, soprattutto all’inizio, ma non bisogna sentirsi in colpa. L’altra cosa che questo film insegna è che una persona con disabilità bisogna amarla, perché in primo luogo è una persona, e che non deve essere una relazione a senso unico, perché anche lui/lei può regalarci e insegnarci tantissimo.

INSIDE OUT

– a cura della Dott.ssa Rosita Liperoti @meowfulnesss

“Inside Out” è un film di animazione della Disney – Pixar del 2015, che racconta la storia di un’adolescente di nome Riley, che sta diventando grande e sta sperimentando emozioni sempre più complesse. In questo film, la mente umana viene rappresentata come un luogo misterioso e incredibilmente vasto, di cui gli abitanti stessi non hanno esplorato tutte le regioni né ne conoscono tutte le regole, ma le imparano via via con le esperienze. C’è un centro di controllo, il Quartier Generale, dove vivono le Emozioni, delle isole dove si sviluppa la personalità della bambina grazie a quelli che vengono definiti “ricordi base”, ed enormi archivi della memoria a lungo termine dove i ricordi vengono conservati. Ma non tutti i ricordi vengono archiviati nella memoria a lungo termine: molti vanno perduti, e finiscono nell’oblio. Le vere protagoniste dunque sono le Emozioni, e in particolare le cinque emozioni primarie: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto. Ma cosa sono le emozioni? Sono quelle reazioni immediate e brevi che proviamo in risposta ad un evento: le sentiamo nel corpo, le mostriamo con il viso e con i gesti, le pensiamo con la mente. Le emozioni organizzano il pensiero razionale. Siamo portati a pensare che le emozioni siano nemiche della razionalità, ma in realtà sono un’importante guida nella nostra percezione del mondo. La narrazione si sposta continuamente da ciò che succede alla protagonista a ciò che succede nella sua mente, mostrando come il modo in cui ci sentiamo emotivamente e il modo in cui agiamo spesso siano in continua interazione con ciò che ci sta passando per la testa.  Se i primi anni della vita di Riley sono stati guidati da Gioia al comando della consolle delle emozioni, un evento inaspettato destabilizza il suo mondo interiore sereno e sicuro. Di fronte al cambiamento, indesiderato e doloroso, le Emozioni di Riley si avvicendano al comando della mente. Ciò che Riley prova a fare è ciò che spesso siamo tentati di fare tutti in prima battuta: eliminare Tristezza per rimettere tutto a posto, prendendo distanza dalle emozioni che ci fanno soffrire. Inside Out ci fa chiedere se sia davvero necessario fuggire dalle emozioni negative. Rivedendo le nostre emozioni in quelle della protagonista ci rendiamo conto dell’importanza di riconoscerle e accoglierle tutte, comprese quelle che ci sembrano più spiacevoli. La Paura può guidarci ad essere prudenti, la Rabbia ci permette di difendere ciò che per noi è importante, la Tristezza può riparare e consolare. Spesso pensiamo che emozioni come Tristezza o Paura non debbano mai attivarsi, non riusciamo ad accettarle e abbiamo timore di provarle, così facciamo di tutto perché non si avvicinino neanche ai comandi.  In realtà, lo stare bene deriva dallo sperimentare il fluire delle emozioni, dal soffermarci in ciascuna di esse, ascoltando ciò che ha da dirci e facendone tesoro, per poi lasciarle fluire. Diamoci occasione di dare voce e spazio a tutte le nostre emozioni accettando e comprendendo il senso di ognuna di esse. 

Speriamo che i nostri consigli ti siano piaciuti, ma soprattutto che ti abbiano dato l‘opportunità di riflettere su molteplici tematiche legate alla psicologia, o di approcciare i film con un punto di vista diverso.

Se ne hai guardato almeno uno, aspettiamo un tuo feedback nei commenti.

Buona visione! 

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