A come Attenzione

 

A volte c’è bisogno di fermarsi, per ricaricare le pile e per pianificare. Mi sono presa circa un mese di pausa dal blog, perché avevo bisogno di fare mente locale sui contenuti da presentare. Perché spesso non è facile capire quali possano essere gli argomenti davvero utili per chi legge, ma non è nemmeno facile porsi le domande giuste per comprenderlo.

Da qualche giorno sul sito è comparsa una nuova pagina (la trovi qui), che racconta la mia area di competenza e ciò di cui mi occupo, ossia la Neuropsicologia.

Oggi, dunque, voglio inaugurare una nuova serie di articoli attraverso i quali mi piacerebbe portarti a scoprire questo mondo, ancora poco conosciuto. In ogni nuovo articolo, in ordine alfabetico, tratterò una parola diversa (es. una funzione cognitiva, un disturbo neuropsicologico, ecc). L’obiettivo di questi articoli è quello di creare una sorta di “Alfabeto della Neuropsicologia”, in modo da rendere gli argomenti il più possibile fruibili e comprensibili da tutti.

Se l’idea ti piace, continua a leggere per scoprire la prima parola del nostro alfabeto!

 

A COME ATTENZIONE

In psicologia, l’attenzione si può definire come la capacità di selezionare ed elaborare le informazioni, oltre che la capacità di monitorare le proprie azioni. L’attenzione è alla base di altre funzioni cognitive, come ad esempio la memoria. Infatti, solamente le informazioni e gli stimoli ai quali prestiamo attenzione vengono immagazzinati nella nostra memoria.

Gli studi sulle nostre capacità attentive furono avviati dallo scienziato inglese Colin Cherry, negli anni Cinquanta. Egli analizzò il cosiddetto “fenomeno del cocktail party” e osservò come, durante una festa, un soggetto riesca a prestare attenzione a una sola conversazione, nonostante vi siano degli stimoli distrattori (es. rumore, musica, persone, ecc). Egli ipotizzò l’esistenza di un processo di selezione degli stimoli, che permette di selezionarne alcuni, lasciandone decadere altri.

Tali osservazioni furono riprese dallo psicologo Donald Broadbent, che formulò la Teoria del Filtro, secondo la quale le informazioni provenienti dall’ambiente vengono analizzate in parallelo dal sistema sensoriale. L’autore ipotizza l’esistenza di un filtro che si trova tra il sistema sensoriale e quello percettivo, il quale seleziona le informazioni rilevanti, che saranno successivamente elaborate dal sistema percettivo e raggiungeranno la soglia della consapevolezza.

In seguito, la teoria di Broadbent venne ripresa dalla psicologa Anne Treisman, la quale riteneva che la Teoria del Filtro presentasse uno schema troppo rigido e che non riuscisse a spiegare come alcune informazioni salienti vengano percepite anche senza che si presti loro attenzione (es. riuscire a sentire il proprio nome nella folla). Formulò quindi la Teoria del Filtro Attenuato, nella quale sosteneva che il filtro non si occupasse di bloccare l’elaborazione delle informazioni, bensì che attenuasse l’attivazione delle informazioni non rilevanti. Esse, quindi, vengono ugualmente percepite, ma non determinano una tale attivazione cerebrale da raggiungere la soglia della consapevolezza.

Vi sono quattro tipologie di attenzione: selettiva, alternata, divisa e sostenuta. Vediamole una alla volta, con qualche esempio!

ATTENZIONE SELETTIVA

L’attenzione selettiva è quella capacità che ci permette di selezionare gli stimoli che riteniamo importanti, in mezzo a degli stimoli definiti “distrattori” (ossia tutto ciò che ci può distrarre da ciò che è rilevante).

Immagina di essere in una piazza piena di persone, che parlano tra loro, che si salutano, che si muovono in tutte le direzioni. Tu devi incontrare un tuo amico e devi rintracciarlo in mezzo alla folla; una volta incontrato, iniziate a chiacchierare e devi cercare di rimanere attento a ciò che dice, nonostante il rumore circostante.

Ora immagina di essere al supermercato e di dover comprare il burro. Hai mai fatto caso a quanti diversi tipi di burro (per marca, quantità, ecc) ci sono nel frigo del supermercato?

In entrambi questi esempi, stai utilizzando le tue capacità di attenzione selettiva.

ATTENZIONE ALTERNATA E ATTENZIONE DIVISA

L’attenzione alternata è invece la capacità di spostare l’attenzione da un compito all’altro, mentre quella divisa ci permette di prestare attenzione su due compiti differenti nello stesso istante.

Prova a immaginare di essere in auto e di essere al volante, mentre al tuo fianco è seduta un’altra persona che ti sta parlando. In questo caso, è importante che tu sia in grado di prestare attenzione alla strada, ai semafori, alle marce da cambiare, ai suoni all’esterno (es. ambulanze), ma anche ai discorsi del tuo accompagnatore.

Queste sono le capacità di attenzione alternata e divisa!

ATTENZIONE SOSTENUTA

Infine, l’attenzione sostenuta è quella capacità che ci permette di mantenere la concentrazione per un tempo prolungato.

Pensa, ad esempio, alla visione di un film, a una lezione universitaria, a un compito in classe, a una lunga giornata di lavoro, ecc. In tutte queste attività, utilizziamo le nostre capacità di attenzione sostenuta.

 

In conclusione, le nostre capacità attentive supportano e sono alla base di tantissime attività della nostra vita quotidiana, di cui io ho riportato solamente alcuni esempi. Tuttavia, talvolta può capitare di avere alcune difficoltà di concentrazione, ad esempio in periodi particolarmente stressanti. Altra cosa, invece, sono i deficit di attenzione dovuti a lesioni cerebrali di cui parleremo più avanti.

Ricordo che questi articoli hanno come unico obiettivo la divulgazione e che, per qualunque domanda, o dubbio, puoi scrivermi. In ogni caso, è sempre importante, qualora si notassero delle difficoltà importanti, rivolgersi a dei professionisti (es. medico, neurologo, neuropsicologo).

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