A come Alzheimer

 

Abbiamo già accennato qualcosa rispetto a cosa sia la Demenza dovuta a Malattia di Alzheimer in altri due articoli (qui e qui), ma con questo voglio scendere più nello specifico riguardo le caratteristiche di tale disturbo.

La Malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza, che colpisce fino al 75% dei casi. Per farti comprendere meglio quali siano i sintomi tipici, ti riporto un esempio tratto dal film “Le pagine della nostra vita” (nb. per segreto professionale non posso raccontare casi clinici reali).

La protagonista è una donna anziana, ben curata e vigile. Ha sintomi mnesici da diversi anni, che con il tempo sono peggiorati, tanto da non permetterle di riconoscere il marito, i figli e i nipotini. Vive in una casa di riposo, è accudita 24h su 24, il che fa pensare che non sia più in grado di svolgere le attività strumentali della vita quotidiana in autonomia (es. cura di sé, assunzione dei farmaci, ecc). Talvolta sembrano alterati il suo giudizio di realtà e le sue capacità di controllo emotivo, caratteristiche tipiche della fase moderata della malattia. Tuttavia, la sua memoria procedurale sembra essere per certi versi intatta (es. suona il pianoforte “a memoria”).

L’esordio dell’Alzheimer avviene solitamente in età avanzata (over 65), tuttavia ci possono essere casi di Alzheimer con esordio precoce; si manifesta lentamente e in maniera insidiosa: generalmente inizia con difficoltà di memoria, difficoltà nel trovare le parole, cambiamenti nel comportamento (es. aggressività) e nell’umore, associati a un assottigliamento dell’ippocampo (una delle strutture cerebrali deputate ai processi di memoria).

Nella cosiddetta “fase iniziale”, che dura circa 2-4 anni, le caratteristiche principali sono: disorientamento spaziale e temporale, associate alla difficoltà di trovare le parole (nb. anche se suggerite). Inoltre, potrebbero esserci problemi nello svolgimento delle attività quotidiane e disturbi dell’umore.

Segue la fase definita “moderata”, che può durare fino a 7 anni ed è caratterizzata da perdita della memoria, difficoltà nell’apprendimento di nuove informazioni, alterazione delle capacità del giudizio di realtà, disturbi del linguaggio, difficoltà nei movimenti (aprassia), assenza di consapevolezza della malattia e perdita dell’autonomia.

La terza fase è definita “severa”, dura da 2 a 4 anni circa e i sintomi principali sono: una grave perdita della memoria e delle capacità di riconoscimento di volti e/o luoghi, incapacità di esprimersi e perdita delle capacità di comprensione, disturbi del comportamento e completa dipendenza da terzi.

Infine, vi è la cosiddetta “fase terminale”, che può durare anche 5 anni; in tale periodo, la persona affetta da Alzheimer è allettata, è incapace di esprimersi e di alimentarsi autonomamente.

DOMANDE TIPICHE SULL’ALZHEIMER

Dopo aver spiegato a grandi linee le caratteristiche principali di questa malattia neurodegenerativa, proverò a rispondere ad alcune domande che potrebbe fare un caregiver (nb. persona che si prende cura della persona con demenza) in seguito alla diagnosi.

  • Mia madre ha iniziato ad avere difficoltà di memoria da qualche tempo: è Alzheimer?
    Non è detto
    . Fai bene a preoccuparti, perché la prevenzione è importantissima quando si tratta di demenze, tuttavia ci sono tantissime tipologie di demenza e non è detto che una difficoltà di memoria voglia dire automaticamente “Alzheimer”. Inoltre, le difficoltà di memoria possono insorgere anche a causa dell’invecchiamento fisiologico (normale), o a causa di un MCI (Mild Cognitive Impairment), che non è detto che sfoci in demenza.
  • Come devo muovermi per una visita specialistica?
    Innanzitutto, bisogna fare una premessa: il controllo specialistico per descrivere il quadro cognitivo complessivo (difficoltà e abilità della persona), è la valutazione neuropsicologica. Qualora ti accorgessi di eventuali difficoltà di memoria di una persona cara, sempre in ottica di prevenzione, rivolgiti al tuo medico di base, il quale saprà orientarti verso un neurologo di fiducia per la prima visita di controllo. Successivamente, il neurologo potrà richiedere dei controlli strumentali (PET, RMN, EEG) e una valutazione neuropsicologica, attraverso la quale sarà possibile eventualmente effettuare una diagnosi. Se invece hai già un neurologo di riferimento, contattalo per una visita di controllo.
  • Come si cura l’Alzheimer?
    Purtroppo, non posso raccontarti storie, anche se mi piacerebbe, la demenza (e quindi l’Alzheimer) non si cura. Si tratta di malattie neurodegenerative, destinate quindi a peggiorare. Tuttavia, il deterioramento cognitivo può essere rallentato con la stimolazione cognitiva. Si tratta di un trattamento non farmacologico, che ha l’obiettivo di rallentare il progredire della malattia e di aumentare la qualità della vita del paziente. Consiste in una serie di sedute, durante le quali il professionista neuropsicologo somministra diversi esercizi strutturati, scelti e personalizzati secondo le difficoltà e le abilità del paziente, ma anche in base ai suoi interessi, al fine di potenziare le abilità residue.
  • Perché ad alcune persone viene l’Alzheimer?
    I fattori di rischio principali della Malattia di Alzheimer sono: l’età, infatti generalmente l’esordio avviene in età avanzata; il sesso, in quanto è stato dimostrato che colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini; infine, vi sono i fattori genetici. È stato infatti osservato come l’Alzheimer si manifesti generalmente in individui con una storia familiare di malattia di Alzheimer. Inoltre, come detto in precedenza, tra le caratteristiche di questa malattia degenerativa vi sono anche tipici aspetti neuropatologici e neurochimici (i cosiddetti “biomarkers”): ad esempio, l’assottigliamento dell’ippocampo, grovigli di una particolare proteina all’interno dei neuroni, placche di proteine sulle pareti vascolari dell’encefalo, o morte cellulare.
  • Mio padre ha disturbi comportamentali e disturbi dell’umore e non riusciamo a comunicare. Come possiamo fare?
    Purtroppo, come già detto, l’Alzheimer ha caratteristici disturbi del comportamento e dell’umore e, nelle fasi più avanzate, anche disturbi del linguaggio. Per quanto riguarda le prime due categorie, sicuramente una terapia farmacologica potrebbe aiutare a ridurre tali sintomatologie (nb. i farmaci non li somministra lo psicologo, ma il medico); inoltre, il mio consiglio, anche se difficilissimo da mettere in pratica, è quello di accogliere le difficoltà che si presentano. Per quanto concerne il linguaggio, invece, ognuno è diverso ed è importante trovare il proprio modo di comunicare: ad esempio, in questo articolo, avevo parlato dell’arte come strumento di comunicazione. Però, posso darti dei consigli (tratti dal metodo Focused, ideato alla fine degli anni ’90 da Ripich): quando parli con una persona affetta da demenza, cerca sempre di mantenere il contatto visivo, ripeti parole e/o frasi sempre nello stesso modo, non cambiare argomento in modo repentino, suggerisci le parole qualora non venissero in mente e/o venissero dette nel modo sbagliato, struttura le domande in modo che abbia poche opzioni di risposta (domanda a risposta chiusa), cerca di usare frasi corte e semplici, facilmente comprensibili. Ricordati che la conversazione deve diventare un’esperienza positiva, sia per te che per il tuo caro!

 

Eccoci arrivati alla fine di questa panoramica sulla Malattia di Alzheimer, che spero ti sia stata utile! Se sei un caregiver e hai altri dubbi, non esitare a chiedere, sarò felice di risponderti!

In ogni caso, la diagnosi di demenza, qualunque essa sia, non è mai facile. Rischia di creare più confusione, rispetto al risolvere problemi. Chiedere, sempre, anche quando sembrano domande banali, è il punto di partenza!

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